Di Casa
Alessandro Etsom — Affori, 2026 Un gufo, una casa. Le storie di un quartiere. Un’opera che custodisce la memoria di Affori e la consegna a chi verrà.
Un murale. Molte storie.
La storia, a voce
Prenditi un momento.
Ascolta Affori.
Luigi Ripamonti
Luigi Ripamonti
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Di casa Il significato dell’opera Luigi Ripamonti
01 / Il custode
Un abitante.
Un custode.
L’opera nasce dalla volontà di raccontare Affori come un luogo capace di custodire e tramandare le proprie storie. Il soggetto scelto è il gufo, presenza profondamente legata all’immaginario di Affori e alla memoria del grande platano del quartiere che, nella sua cavità, ne ospitava uno.
Nell’opera il gufo diventa così un abitante e, idealmente, un custode: osserva e protegge una casa costruita dal tempo.
La sua stessa figura nasce dal territorio.
Durante un sopralluogo nel Parco di Villa Litta l'artista ha raccolto le foglie di alcuni degli alberi più significativi, utilizzandole per costruire la composizione che dà forma al gufo. La materia reale di Affori entra così direttamente nell’opera e ne diventa parte.
Villa Litta, Affori. Un luogo da cui nascono le storie. Foto: Alberto Panzani ·
02 / La casa
Una casa costruita
dal tempo.
Questa casa è rappresentata dalla cavità di un vecchio albero, più precisamente dalla corteccia del platano secolare di via Affori, che diventa metafora del quartiere stesso: un luogo che accoglie, dal quale si può partire e al quale si può tornare, e la cui identità è il risultato dell’intreccio di molte vite, esperienze e memorie.
All’interno di questo rifugio affiorano alcuni oggetti appartenenti alla storia culturale del quartiere. Non semplici cimeli, ma elementi diventati parte della sua stessa crescita.
03 / La memoria
Le storie lasciano
qualcosa di acceso.
La voce del quartiere
Tra questi compare innanzitutto il tamburo della Banda d’Affori, storica formazione musicale profondamente legata a Villa Litta, nelle cui antiche stalle i primi musicisti si riunivano per provare. Reso immediatamente riconoscibile dalla scritta “Si si sun propi mi”, il tamburo diventa il simbolo di una voce collettiva, di una tradizione che attraversa le generazioni e continua ancora oggi a essere parte viva del quartiere.
Una luce da custodire
Accanto ad esso compare una candela, memoria di quelle prime prove svolte a lume di candela. Una piccola luce capace di evocare l’origine di una storia che, a distanza di oltre un secolo e mezzo, continua a essere tramandata. La luce assume così anche un significato più ampio: ciò che viene lasciato acceso da chi ci ha preceduto e che altri, dopo di noi, potranno continuare a custodire.
04 / Lo sguardo al futuro
Una pagina aperta
al futuro
Un’ulteriore traccia è una pagina scritta da Cristina Trivulzio di Belgiojoso, figura del Risorgimento legata a Villa Litta e tra le voci precorritrici della riflessione sull’emancipazione femminile.
La pagina richiama il suo scritto del 1866 "Della presente condizione delle donne e del loro avvenire", nel quale Cristina guardava alla possibilità di una società diversa, costruita anche attraverso l’educazione e l’emancipazione delle donne.
A questo riferimento si affianca un piccolo frammento tratto da uno studio di Francesco Hayez per il ritratto di Cristina, nel quale una mano stringe un libro. Il dettaglio permette di richiamare, attraverso un gesto intimo e discreto, anche la dimensione artistica della vita culturale che gravitava intorno a Villa Litta e la presenza dello stesso Hayez in quell’ambiente.
Le storie non si raccolgono.
Si Abitano
Il gufo non raccoglie semplicemente questi oggetti: li abita.
Sono già parte della sua casa, così come le storie che rappresentano sono ormai parte della materia di Affori.
Il gufo diventa così il custode silenzioso di questa eredità, all’interno di una casa costruita da molte generazioni prima di lui e destinata ad accoglierne altre ancora.
L’artista
Alessandro
Etsom
Alessandro Conti, in arte Etsom, nasce a Bergamo nel 1994 e si forma alla Scuola d’Arte Andrea Fantoni. Lo spray è il mezzo principale di una ricerca che prende forma in opere murali di grande scala, in dialogo con le persone e con i luoghi che le ospitano.
Con Di casa, lo sguardo si posa su Affori: sulla sua materia, sulle sue storie e sulla memoria che continua a vivere nel quartiere.
